Un anno fa

Sabato 20 giugno 2015.

Un anno fa ci hai lasciati, te ne sei andato per sempre. Un anno fa, devastati dal dolore, abbiamo accettato la tua dipartita perché così non potevi più andare avanti. E’ stato un anno difficile. Ciò che ho cercato inizialmente di sopprimere è lentamente venuto a galla: il dolore, la solitudine, le lacrime hanno preso il sopravvento. Ho passato la mia intera esistenza condividendola quotidianamente con te e mi hai lasciato solo. Un anno fa ho vissuto quella giornata meccanicamente, quasi fossi un automa impegnato a fare il possibile e l’impossibile per rendere un po’ meno pesanti le tue sofferenze. Quando ripenso a quel giorno mi vedo all’esterno del mio corpo, attore di una scena che non avrei mai voluto vivere: l’infermiere che ci annuncia che sei in blocco renale, il tuo medico che dice che è una questione di ore… Tu nel tuo torpore che ormai dura da ieri, i gorgoglii dei tuoi polmoni ormai pieni d’acqua e la morfina che ormai non ti dà più alcun beneficio; io che aiuto il medico di guardia a togliere il catetere e l’accesso venoso dopo la constatazione di morte. Hai aspettato fino a sera tardi per andartene e, quasi per farci un dispetto, hai aspettato il venerdì sera, come tutti i ricoveri che abbiamo fatto in questi ultimi anni: aspettavi sempre il fine settimana per stare male! Oggi ho rivissuto tutti i momenti di quella giornata con un’intensità ancora maggiore di quel giorno, se possibile. Ed è stata dura. Ho passato lo scadere dell’anniversario da solo, seduto sul divano del salotto che avevamo allestito come una camera d’ospedale per permetterti di passare gli ultimi giorni a casa. Non so dove tu sia adesso, non ho la fede che mi aiuta a pensarti in un luogo migliore. Stamattina sono venuto a trovarti in cimitero: come al solito non ho provato nessuna emozione particolare. Lì c’è solo un corpo in disfacimento. Tu continuerai a vivere nei miei ricordi. Che sia questa l’immortalità? Conserverò con amore le immagini della nostra vita assieme, anche quelle dei numerosi e frequenti screzi e dissapori. Ricorderò con tenerezza gli ultimi anni passati con te, quando le parti si sono invertite e sono diventato la persona su cui contavi. Terrò a mente le carezze e i sorrisi che mi avevi negato per tutta la vita, preso ad interpretare un ruolo da duro a cui nessuno credeva. Sei sempre stato un tenerone sotto quella scorza da burbero gentile. Adesso è passato un anno: il 20 del mese non sarà più una data da conteggiare, non ci sarà: “13 mesi fa”. Io vado avanti con la mia vita, sperando che i tuoi insegnamenti la rendano una buona vita. Grazie.

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