Tsavo Ovest e Mzima Springs

Sabato 19 febbraio 2005.

Tsavo marabùIl secondo giorno di safari, che ci porterà a visitare i paesaggi dello Tsavo Ovest, inizia con un’ottima colazione che dividiamo con un marabù, uccello piuttosto bruttino (orrendo!) e spelacchiato con un gozzo di pelle pendula sotto il becco, appollaiato sulla ringhiera in legno della sala ristorante. Io ho dormito come un ghiro nella nostra stanza: ieri, all’arrivo, mi ero caldamente lamentato con la direzione per la posizione troppo laterale rispetto al laghetto: mi avevano risposto che apparteneva all’ala di nuova costruzione ed in effetti era molto curata e con i bagni in granito. I nostri compagni di avventura hanno invece passato la notte sotto le lenzuola, usate come tenda da campeggio, perché dal soffitto piovevano gechi! Ripartiamo con il furgone di ieri: lo Tsavo Ovest, come scrivevo nel post precedente, più che per l’aspetto faunistico è famoso per i suoi paesaggi. Il limite fisico che separa le due parti del parco è dato dalla strada che collega Nairobi a Mombasa. Il furgoncino si inerpica lentamente sulla strada sterrata sulle alture che caratterizzano lo Tsavo Ovest: una ricca vegetazione fatta di foreste pluviali caratterizza questa zona, ogni tanto si vede qualche baobab. Siamo ai confini con la Tanzania e si può chiaramente vedere la sagoma conica del Kilimangiaro con la cima innevata. Ben presto arriviamo a Mzima Springs una zona caratterizzata da una serie di sorgenti naturali che danno vita ai corsi d’acqua e ai laghetti della zona: in acqua sguazzano numerosi ippopotami che sembrano paciosi ma tanto paciosi non sono. Il posto è meraviglioso. C’è una struttura in legno parzialmente sommersa che, attraverso grandi finestroni, permette di vedere sott’acqua i pesci e gli ippopotami nuotare.

Tsavo Mzima Springs

Il programma prevede il ritorno al Kilaguni Safari Lodge per pranzo: veniamo invece lasciati in una radura, davanti ad un fiume pieno di coccodrilli e ippopotami, con un packed lunch ben confezionato dall’hotel, all’interno del quale riconosciamo le stesse portate della cena della sera precedente, e con la raccomandazione di non gettare le ossa di pollo in acqua per non richiamare gli animali: siamo davvero spaventati! E’ evidente che c’è stato un accordo tra gli organizzatori del tour e la direzione dell’hotel: la cosa si risolverà in serata, al ritorno a Malindi dopo una accesa discussione con la direttrice, con la concessione, come risarcimento, di non pagare tutti gli extra consumati durante la settimana. L’unico a rimetterci, povero!, è la guida che viene presa come capro espiatorio e ritenuto unico responsabile della combine.

Comincia il viaggio di ritorno verso Malindi sulla statale che attraversa poveri villaggi con carcasse di camion e copertoni bruciati ai lati della strada.
Ci fermiamo a visitare un villaggio masai con le capanne fatte di fango e tanti bambini che giocano. Gli uomini e le donne sono di una bellezza sorprendente e hanno dei fisici incredibili: alti, fieri con un portamento quasi felino. Veniamo accompagnati a visitare la capanna del capo villaggio, un vecchio dicono centenario: è fatta con rami verdi, pieni di aculei, intrecciati ad arte: all’interno ci sarà una temperatura di almeno 10 gradi centigradi inferiore rispetto all’esterno. Intonano canti e danzano per noi. Tutto bello, bellissimo, toccante: peccato che dietro alle capanne ci siano decine di bancarelle con ogni tipo di souvenir dalle statue in legno ai gioielli locali, fino alle cartoline! In vero circo messo in piedi per noi tonti turisti! Questi, la sera, se ne tornano a casa e si siedono davanti alla TV, altro che Masai!

Questi due giorni, a parte l’incidente del pranzo e quest’ultima baracconata, sono stati incredibili: quando ho accettato questo viaggio in Kenya, pensavo mi sarei limitato a fare vita di spiaggia. Questo safari ha rivalutato al cubo questa vacanza. Vedere gli animali nel loro ambiente naturale e certi paesaggi spettacolari mi ha davvero emozionato oltre ogni mia aspettativa. Che spettacolo la Natura! Probabilmente l’esperienza sarebbe stata più vera se, invece dell’hotel, avessimo scelto di vivere questa avventura in un campo tendato in mezzo alla savana con i suoi rumori e i suoni di una notte stellata all’equatore.

Tsavo Est: comincia il safari
Malindi: la spiaggia infinita

Lascia un commento