Tsavo Est: comincia il safari

Venerdì 18 febbraio 2005.

Tsavo National Park mapPartiamo all’alba, a bordo di un furgone con il tetto sollevabile in modo da permetterci di guardare direttamente all’esterno e di scattare foto senza la necessità (e il pericolo) di dover scendere dal mezzo. Siamo in otto, più la guida e l’autista. In due giorni percorreremo quasi mille chilometri in mezzo alla savana. Oggi è il turno dello Tsavo East, la parte centrale del Kenya. Stasera arriveremo nello Tsavo West, la parte che confina con la Tanzania, che visiteremo domani. Percorriamo circa 200 chilometri su un sentiero di terra rossa che si dirige verso ovest parallelamente al fiume Galana prima di arrivare all’ingresso del parco. Lo spettacolo è incredibile: l’argilla rossa, il cielo azzurro con nugoli di farfalle bianche, il verde della vegetazione tolgono il respiro.

Verso lo Tsavo estL’ingresso del parco è sbarrato e protetto da guardie armate che probabilmente hanno il compito di controllare, per quanto possibile, il fenomeno del bracconaggio e del contrabbando di animali e zanne d’elefante che, a quanto pare, è ben lungi dall’essere sradicato. C’è un primo posto di ristoro: scendiamo per sgranchirci le gambe, ci fa compagnia un coccodrillo non proprio mansueto. Per noi, che al massimo abbiamo avuto a che fare con qualche lucertola, l’emozione è grande.

Tsavo East coccodrilloLa savana è una distesa infinita, anche il cielo sembra più grande. Lo Tsavo East, a differenza dell’Ovest, è prevalentemente pianeggiante e si sviluppa sul più grande altopiano lavico del mondo. La guida ci invita ad osservare con attenzione in mezzo alla vegetazione per individuare qualche animale: ci spiega che, quando si fanno queste escursioni, non si può mai avere la certezza di incontrare ogni specie di animale che vive in questo immenso parco, bisogna solo sperare di azzeccare la giornata e i posti giusti che evidentemente lui conosce bene. Il primo incontro è con un gruppo di elefanti che si sta abbeverando e rinfrescando in una pozza d’acqua: impossibile non notarli, vista la mole! Sono completamente ricoperti di argilla che, a quanto pare, li protegge anche dai raggi solari: non si può evitare di osservare quanto l’istinto naturale porti questi pachidermi a proteggere i piccoli. E’ un fatto che noterò continuamente in queste giornate: i cuccioli vengono sempre circondati dagli adulti per proteggerli da eventuali attacchi esterni. Siamo stati invitati, all’inizio di questo tour, ad evitare di parlare ad alta voce per non disturbare la quiete degli animali, anche l’autista è molto accorto. Nonostante questo un maschio enorme, probabilmente infastidito, tenta di attaccare il furgone e costringe il guidatore a pigiare sull’acceleratore per allontanarsi.

Ci fermiamo al Voi Lodge per il pranzo: il panorama dalla terrazza è stupefacente. Un paio di facoceri ci osserva incuriosito e un lucertolone colorato se ne sta tranquillo su un tronco.

Continuiamo per tutta la giornata a viaggiare in mezzo alla savana tra giraffe, antilopi, emu, zebre e bufali. L’unico leone che vediamo se ne sta riparato, sotto un cespuglio, a papparsi i resti di una carcassa. Ad un certo punto, entriamo all’interno di un recinto elettrificato dove dovrebbero esserci sei rinoceronti, specie tra le più protette del parco, che non però non si degnano di mostrarsi. Vedere questi animali nel loro ambiente naturale, e non dietro le sbarre di una gabbia allo zoo, non ha prezzo!

Verso sera arriviamo al Kilaguni Serena Safari Lodge: è una struttura alberghiera, in mezzo allo Tsavo, costruita attorno ad un laghetto con le camere disposte a ferro di cavallo. Dalla parete a vetro della camera è possibile vedere, durante tutto il giorno e la notte, il viavai di gruppi di animali che vengono alla pozza ad abbeverarsi. Durante la doccia, da ogni orifizio del mio corpo, esce terra rossa, e questa cosa si ripeterà anche per almeno le prossime tre docce.

La cena al ristorante è sontuosa e squisita con un servizio impeccabile. Passo gran parte della notte ad osservare, attraverso la portafinestra, questo spettacolo della natura: gli animali a gruppi distinti e con un ordine ben preciso, continuano ad arrivare: le più numerose sono le zebre, che tengono sempre i piccoli al centro del gruppo per proteggerli. La Natura, per la legge della sopravvivenza, sa essere anche molto crudele: un gruppo di iene, con movimenti che neanche il più fine stratega militare saprebbe predisporre, riesce ad isolare una  zebra e in pochi secondi il pasto è garantito. E’ un’esperienza che non pensavo di vivere durante questo viaggio e ripaga ampiamente lo sforzo sostenuto. Domani è la volta dello Tsavo West, verso il Kilimangiaro, più prettamente paesaggistica.

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