Phi Phi Islands: Phi Phi Don e Phi Phi Leh

Mercoledì 1 febbraio 2006.

Per scuoterci un po’ dalla pigrizia (a dir la verità non ne sento per niente il bisogno!), decidiamo di fare un salto alle Phi Phi Islands e acquistiamo un tour direttamente in hotel. Ci trasferiscono sulla costa est con un pulmino che passa a prenderci e ci imbarcano su un veloce motoscafo pieno di turisti. C’è anche un traghetto che porta alle isole ma viene utilizzato principalmente da quelli che hanno la fortuna di aver trovato un alloggio lì, visto che per beccare un bungalow disponibile bisogna muoversi con parecchi mesi di anticipo, data la popolarità (con relative polemiche) che queste isole hanno ottenuto dopo il film The Beach di Danny Boyle con Leonardo DiCaprio.L’arcipelago delle Phi Phi Islands è costituito da due isole principali, Phi Phi Don e Phi Phi Leh, e da una serie di piccoli isolotti. Dista circa 50 chilometri da Phuket ed è più vicino alla terraferma, rappresentata dalla provincia di Krabi. Durante l’avvicinamento a Koh Phi Phi Leh, in lontananza si scorge quella che ha preso il nome di James Bond Island, in quanto vi è stato girato il film Agente 007 – L’uomo dalla pistola d’oro con Roger Moore.

 

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Guardando questi panorami, la prima cosa che mi viene in mente è un vecchio album degli Yes, Yessongs, del 1973 che avevo comprato a Londra proprio in quegli anni. E’ ufficiale: sto diventando vecchio, davvero vecchio!

Yessongs

Quattro anni dopo, nel 2010, non posso fare a meno di pensare che i realizzatori del colossal Avatar si siano ispirati a queste zone per creare le ambientazioni su Pandora: sono assolutamente identiche! O no?

Avatar-Pandora

Arriviamo presto a Koh Phi Phi Leh, la più piccola delle due isole, che è completamente priva di strutture abitative. All’interno dell’isola, quasi protetta da due ali di roccia calcarea completamente ricoperta di vegetazione, si apre Maya Bay, la location principale del film The Beach.

Phi-Phi-Maya-Beach

E’ un angolo di paradiso: una piccola spiaggia di sabbia bianca con alle spalle una foresta. Non so cosa pagherei per poter stare qualche giorno qui, da solo con una tenda. Un po’ come quando, durante l’estate dopo la maturità, sono stato in Grecia sull’isola di Moni, deserta, abitata solo da stambecchi e pavoni. Le uniche costruzioni erano i bagni e una baracca-cucinotto dove, due volte al giorno, una vecchietta arrivava, con una barca di pescatori, per cucinarci qualcosa. In tutta l’isola eravamo in sei. Bei tempi quelli!Con il motoscafo, circumnavighiamo tutta l’isola, infilandoci tra le insenature in paesaggi da favola. Le onde erodono la roccia calcarea alla base e  l’effetto è quasi di sospensione. L’acqua è colore smeraldo, trasparentissima. Naturalmente è d’obbligo una sosta per sguazzare in quest’acqua cristallina.

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Lungo i bordi di queste rocce vi sono molti anfratti. Il più famoso porta alla Viking Cave, una grotta con antiche incisioni sulle pareti, all’interno della quale vive una comunità thailandese che trae il proprio sostentamento dalla raccolta dei nidi di rondine, utilizzati nella cucina cinese, che viene effettuata arrampicandosi pericolosamente su instabili canne di bamboo.

Phi-Phi-Viking-Cave

La navigazione prosegue e veniamo sbarcati su una bianca spiaggia di Koh Phi Phi Don, l’isola più grande e l’unica abitata di questo arcipelago.

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 Phi Phi Don fu letteralmente devastata dallo tsunami di un anno fa. La guida ci chiede di immaginare un’onda alta 10 metri che si rompe in due infrangendosi contro Phi Phi Leh (vedi foto sopra) e si riunisce con potenza aumentata per innondare Phi Phi Don: un disastro! I tetti dei bungalow saltavano come tappi di champagne. Dev’essere stato terribile! Sulla spiaggia hanno piantato qualche arbusto per rinfoltire la vegetazione strappata dalla forza del mare. I bungalow, almeno in questa zona, sono già stati ricostruiti o forse, essendo in una posizione rialzata, non sono stati toccati dall’onda.

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Restiamo su questa spiaggia un paio d’ore, passeggiando sulla sabbia e facendo frequenti tuffi. Ci offrono un pranzo luculliano a buffet proprio davanti al mare fatto di almeno 20 portate a scelta. Dalle foto che ho postato (scattate un po’ furbescamente), sembra una spiaggia deserta e tranquilla: in realtà è piena di gente e continuano ad attraccare speedboat che scaricano decine di turisti… il prezzo della notorietà che porterà inevitabilmente ad un degrado di questo paradiso! Io voglio ricordarla così:

Phi-Phi-DonRiprendiamo la navigazione e ci fermiamo per un po’ di relax su Bamboo Island e poi, al largo, per fare snorkeling in mezzo a pesciolini colorati, ci danno anche l’attrezzatura ma è una grande delusione rispetto al Mar Rosso, probabilmente non è la zona adatta e non c’è il reef.

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Ci avviamo verso Phuket, in lontananza c’è un acquazzone. Quando arriviamo al resort, assistiamo ad un tramonto da favola, l’orizzonte è in fiamme.

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Mi siedo sulla spiaggia deserta a guardare il temporale: certi spettacoli danno un senso a tante cose e, forse, anche la risposta a tante domande.

 

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Phuket: arrivo a Kata Beach
Phuket, partenza. Arrivederci Thailandia

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