New York: arrivo e subito a Times Square

Mercoledì 15 ottobre 2008.

L’aereo atterra puntuale alle 15:45 al JFK e, dopo le formalità dell’immigrazione (non tanto formali visto l’interrogatorio e la presa delle impronte digitali, l’11 settembre docet), prendiamo l’Air Train e la Metro e in poche decine di minuti siamo in hotel al Queens, una delle cinque aree metropolitane di New York City. L’albergo è economico ma confortevole: wifi in camera, colazione, camera pulita e comoda. Unico neo, il casino infernale che proviene dalla strada: pur essendo al sesto piano, il traffico all’esterno è assordante e la metropolitana, che passa sopraelevata a 10 metri di distanza, non aiuta. Speriamo che di notte la situazione si calmi. Ormai è già buio ma non possiamo rassegnarci alla stanchezza e metterci subito a nanna. Prendiamo la metro e, in un quarto d’ora, arriviamo a Times Square.

New York Times Square by nightUscendo dalla scaletta della metro, mi sento come un bambino di fronte al paese dei balocchi, ho la bocca spalancata e cammino guardando sempre in alto. Sono frastornato dalla miriade di luci colorate che, in continuo movimento, fanno cambiare la scena che ho davanti ad ogni momento. Le enormi insegne pubblicitarie digitali e i neon colorati la rendono un posto davvero surreale. E’ il simbolo del consumismo più sfrenato. Non credo che di giorno faccia lo stesso effetto ma questo avrò modo di verificarlo. Ormai è diventata il luogo dei teatri dopo la pulizia fatta da Giuliani negli anni ’90. E’ incredibile vedere le lunghe (davvero luuuuuuunghe!) file ordinate di persone che cercano di accaparrarsi i biglietti scontati per gli spettacoli di Broadway che, ogni sera, i teatri mettono a disposizione. E fa un po’ strano vedere tutto questo ordine, che mi richiama alla mente qualcosa di orientale, nella città più caotica del mondo. La marea di taxi gialli, i turisti, il naked cowboy che, incurante del freddo, vestito solo di cappello, costumino bianco e stivaloni suona la chitarra… ehi, sono a New York City !

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