Malindi: la spiaggia infinita

Domenica 20 febbraio 2005.

Altra giornata dedicata al relax qui a Malindi: in mattinata torniamo nella spiaggia del primo giorno, sempre con la jeep dell’hotel. E’ immensa: ha un’ampiezza, dalla vegetazione alle nostre spalle al bagnasciuga, di qualche centinaio di metri. Le maree dell’oceano devono avere un’escursione molto elevata perché troviamo delle pozze d’acqua a decine di metri dalla riva che, a causa della temperatura molto alta, evaporano velocemente lasciando un bordo di sale tutt’attorno alla circonferenza. Per la prima volta nella mia vita, faccio un tuffo tra le onde dell’oceano: pensavo di tuffarmi in un’acqua limpida e cristallina e invece mi ritrovo a nuotare in un brodo rosso a causa dell’argilla della savana che il fiume Galana scarica in queste acque un paio di chilometri a nord. Non so se sia un fatto stagionale: se così non fosse, sconsiglio vivamente Malindi come zona di vacanza per chi vuole venire in Kenya. Sto ancora cercando di svuotare i miei condotti uditivi da tutta la terra rossa accumulata durante il safari e adesso devo ricominciare! Dopo essere rimasti un’oretta a crogiolarci al sole con addosso una protezione 50, ci incamminiamo verso nord e raggiungiamo la foce del fiume: la spiaggia è completamente deserta, c’è solo un folle che sta facendo jogging sul bagnasciuga sotto questo sole e con queste temperature: roba da disidratazione istantanea. Alla foce troviamo i resti, carapace più ossa, di un paio di tartarughe. Oltre il fiume, c’è la Spiaggia Dorata di Che Chale a Mambrui facilmente raggiungibile da Malindi. In villaggio, qualcuno che non ha partecipato alle escursioni, c’è andato: il nome è dovuto alla presenza, tra i granelli si sabbia, di minuscole particelle iridescenti che conferiscono questo colore particolare.

Rientriamo al villaggio per pranzo e, dopo aver poltrito tutto il pomeriggio in piscina, ritorniamo in centro a Malindi per ritirare i souvenir ordinati qualche giorno fa. Io non prendo nulla: tornerò a casa solo con una giraffa in legno d’ebano comprata da una guardia ad un posto di controllo durante il safari.

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