Istanbul – Arrivo

Giovedì 15 ottobre 2009.

Era un bel po’ che pensavo ad Istanbul come possibile meta di un breve viaggio ma c’era sempre una strana sensazione di insicurezza che accompagnava questa idea. Era una città che mi spaventava, non so proprio per quale motivo. Alla fine si decide di partire da Venezia con Turkish Airlines. In volo, il ‘dramma’: sapevo di avere una cisti radicolare ad in incisivo inferiore generatasi probabilmente in seguito ad una devitalizzazione spontanea conseguente ad un trauma. Era stata curata e se ne stava buona buona da parecchi anni. Subito dopo il decollo comincia un dolore fortissimo che mi accompagnerà per i cinque giorni a seguire. Per fortuna sono abituato a viaggiare con una farmacia ambulante: tra analgesici con codeina (un giorno o l’altro mi arresteranno in qualche aeroporto!), antinfiammatori e antibiotici sono riuscito a non anticipare il ritorno a casa. Chiudo qui in discorso altrimenti dovrei citare il fatto ogni due righe. All’aeroporto Ataturk ci aspetta l’autista dell’hotel. Il tragitto si svolge quasi interamente lungo la costa del Mar di Marmara costellato di navi cargo all’àncora. Istanbul è una città caotica e trafficata con suoi 13 milioni di abitanti. L’hotel è un po’ deludente: rispetto alle foto del sito è minuscolo e imbucato in un vicolo; la camera è piccolina e mi mette parecchio a disagio dover dividere il letto da una piazza e mezza con una persona con cui non ho alcuna confidenza. Molto bello è invece il giardino interno. E’ ormai buio quando usciamo per un primo assaggio della città. Siamo in zona Sultanahmet, a pochi metri dall’Ippodromo di Costantinopoli situato tra la impareggiabile Moschea Blu e la mastodontica basilica di Santa Sofia. Istanbul si dimostra immediatamente affascinante. Fondata all’incirca all’epoca di Roma, ha un carico di storia secondo al mondo solo alla Città Eterna. Bisanzio, poi Costantinopoli, ora Istanbul riflette perfettamente tutte facce dei suoi conquistatori, greci, romani, ottomani, con il fascino aggiunto di essere l’unica città al mondo a dividersi tra due continenti, unendo l’atmosfera orientale alla modernità occidentale. Nei 500 metri che dividono la moschea dalla basilica, è un susseguirsi di colonne, obelischi, fontane. La Moschea Blu è ancora aperta: è strepitosa con i suoi alti minareti, le sue cupole, il suo cortile con i porticati, l’area per le abluzioni prima della preghiera. La pareti e i portali mostrano finissimi intagli nel marmo bianco. All’interno, delicati decori rivestono le pareti e le volte. Su tutto troneggia un immenso lampadario circolare con centinaia di lampade. C’è ancora qualche fedele in preghiera. Un boccone al volo prima della dose da cavalli di farmaci. Nonostante tutto, sono già innamorato di questa città!

Cina 2011 - Il video
Thailandia, programma

Lascia un commento