Berlino: East Side Gallery, Alexanderplatz, Tiergarten, Reichstag

Venerdì 15 giugno 2012.

Alle 10 in punto prendo possesso della meravigliosa camera che doveva essere mia fin da ieri: è davvero il prototipo delle stanze che vorrei trovare quando giro per il mondo. Il tempo è bello però le previsioni prevedono un peggioramento già dal primo pomeriggio e sembra che domani pioverà tutto il giorno. Cercherò quindi di vedere tutto quello che mi ero prefisso nella giornata odierna ed eventualmente di tenere qualcosa da visitare al coperto per domani. Decido di partire dal punto più lontano e di avvicinarmi progressivamente verso il centro. La prima tappa è la East Side Gallery, il tratto di muro più lungo ancora non abbattuto che costeggia la Sprea per circa 1,3 chilometri. Questo abominio ha separato per ben 28 anni, dal 1961 al 1989, la città in due parti: quella Est, di pertinenza sovietica, e questa Ovest, filo-americana, che alla fine risultava essere un’isola in piena DDR. Quella che adesso è diventata un’attrazione turistica grazie ai murales dipinti da famosi graffitari dell’epoca è stato un incubo per milioni di cittadini dell’est e alcune centinaia di essi ci hanno rimesso la vita nel tentativo di attraversarlo. I graffiti che lo decorano sono probabilmente l’unico motivo per cui questo tratto è ancora in piedi, dalla parte ovest il muro è stato praticamente tutto demolito. Posto le foto dei più noti: il famoso bacio tra Breznev e Honecker con la scritta Dio, aiutami a sopravvivere a questo amore mortale e la Trabant che sfonda il muro con impressa sulla targa la data della caduta del muro. Naturalmente ci sono i soliti coglioni che lasciano il segno del loro passaggio con la loro firma e scritte varie e rendono necessario un continuo restauro!

Tappa successiva, Alexanderplatz. La Fernsehturm, la torre della televisione che ti accompagna costantemente con la sua presenza in qualsiasi parte di Berlino, vista la vicino mi sembra quasi piccolina nonostante sia la seconda torre in Europa con i sui 368 metri. Dopo essere stato in cima all’osservatorio della CN Tower di Toronto a 447 metri e soprattutto ai 474 metri del World Financial Center di Shanghai, non mi prendo neanche la briga di salire ai 203 metri del deck!

berlin fernsehturm

Il tempo comincia a guastarsi perciò decido di andare diretto a godermi il Tiergarten, potrebbe essere l’unica occasione di vederlo con un po’ di sole. Arrivo alla stazione di Tiergarten, situata sul lato ovest del parco che si estende in larghezza per 3 chilometri fino alla Porta di Brandeburgo. E’ spettacolare con i suoi viali in terra battuta che si inoltrano in fitti boschi interrotti da laghetti e corsi d’acqua dove le garzette pescano immergendo il becco. E’ praticamente deserto, o almeno così sembra, e trovo estremamente rilassante andare a zonzo senza seguire i precorsi consigliati, alcuni dei quali lunghi oltre 10 chilometri. Sui laghetti c’è qualche barchetta a remi, nelle radure statue in pietra. Il Tiergarten è molto diverso dagli altri parchi cittadini che ho visto nella mia vita: è decisamente selvaggio, molto più naturale dei curatissimi giardini londinesi; sembra quasi che l’opera dell’uomo si limiti a mantenerlo pulito. Passeggiando mi trovo davanti ad un bellissimo ponte in legno, purtroppo sbarrato per lavori, il Löwenbrücke dove quattro leoni in bronzo, due per lato, reggono in bocca i cavi di sostegno. Tutt’attorno siepi di rododendri appena sfiorite, dev’essere stata una meraviglia solo un paio di settimane fa. Per fare le foto, mi addentro tra le piante e devo stare attento a dove metto i piedi: è una distesa continua di condom e kleenex. Leggerò poi sulla guida che è un frequentatissimo punto di incontro per i gay berlinesi.

Continuo a passeggiare senza meta e, ad un tratto, mi imbatto in un gruppo di nudisti che stanno prendendo il sole, che ormai è sparito, a meno di 200 metri dalla Siegessäule su un prato che si apre direttamente su una strada a 6 corsie. Mi siedo sotto un’enorme quercia, mi metto a piedi nudi a riflettere. Perché solo in Italia, pendendo in considerazione l’Europa, esiste questa forma di morbosità per cui la nudità è una cosa da nascondere e vietare? Mi viene in mente una sola risposta, indovinate quale! Se non avessi tutta questa fretta maledetta e se il tempo non minacciasse scravassi, rimarrei volentieri qui per tutto il pomeriggio. A pochi metri di distanza si erge maestosa la Siegessäule, la Colonna della Vittoria che, assieme alla Porta di Brandeburgo che si vede in lontananza, è il simbolo di questa città anche se per me è inscindibile dal ricordo de Il cielo sopra Berlino di Win Wenders e dalle immagini dell’angelo che, seduto sulle spalla della Dea della Vittoria, osserva la vita dei berlinesi. La statua è imponente anche se non apprezzo questa mania, che ho notato anche a Londra, di dorare tutti i bronzi al punto da renderli fastidiosamente luccicanti: quanto meglio è la patina di ossido naturale con il suo colore verde-azzurro!

berlin siegessäule

Il cielo sopra BerlinoMi incammino verso la Porta di Brandeburgo che si trova 2 chilometri più a est. Quando ci arrivo la delusione è totale: è completamente transennata e avvolta da banner pubblicitari per Euro 2012. L’area antistante è adibita a Fun Park – così si chiama – con tanto di maxischermi e postazioni televisive mobili. L’unico elemento che si riesce a vedere è la bellissima quadriga in bronzo che sovrasta questa struttura neoclassica.

berlin porta di brandeburgo

Poco più a sud della Porta c’è il Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa, meglio conosciuto come Memoriale dell’Olocausto: un distesa di quasi 20.000 mq occupata da 2711 blocchi di cemento si altezza diversa, da pochi centimetri a oltre 4 metri, disposti secondo uno schema ortogonale con un reticolo di percorsi che porta il turista all’interno di un labirinto claustrofobico e angosciante. Touching.

Di fronte, oltre la strada, hanno da poco inaugurato il Memoriale per gli omosessuali perseguitati sotto il Nazismo a causa del Paragrafo 175: un grande cubo sbilenco in cemento con una piccola finestra dalla quale si può vedere un breve video di due uomini che si baciano. Lo trovo molto discutibile sotto il punto di vista architettonico, la prima cosa che mi viene in mente è che i gay siano considerati storti, un po’ come quando sento il corrispettivo inglese di etero, straight cioè letteralmente dritto, retto, giusto! Bah!

berlin memorial gay holocaust

Prima di partire dall’Italia, avevo prenotato la visita alla terrazza e alla Cupola del Reichstag visto che vi si può accedere solo previa autorizzazione. Sono un po’ in anticipo dato che avevo scelto di vederla al tramonto ma, siccome il cielo è coperto, provo a verificare se mi permettono di entrare prima.

berlin reichstag

Dopo accuratissimi controlli, ci fanno accedere alla terrazza da dove effettivamente si domina tutta Berlino. La Cupola in vetro e acciaio, progettata da Norman Foster, è davvero affascinante soprattutto vista dall’interno. Un cono rovesciato completamente rivestito di specchi è in grado di convogliare i raggi del sole verso le sale sottostanti dove si riunisce il Parlamento. Una passerella a spirale permette di raggiungere la cima. Non so perché ma ho la sensazione che Foster si sia vagamente ispirato al Guggenheim Museum di Frank Lloyd Wright a New York!

berlin reichstag dome 1 berlin reichstag dome 2Quando esco, assieme a un gruppo di bancari americani in gita aziendale (!), ormai comincia a imbrunire. Con la U-bahn mi avvicino al mio hotel. Mi procuro qualcosa da mettere nello stomaco e mi siedo sulla riva della Sprea, in compagnia di un cigno solitario, a godermi questa tiepida serata berlinese osservando l’umanità varia che mi passa accanto. E’ stata proprio una gran bella giornata e Berlino mi ha davvero conquistato. Domani prevedono pioggia incessante. Vedremo.

 Berlino: East Side Gallery, Alexanderplatz, Tiergarten, Reichstag

Berlino: arrivo con sorpresa
Berlino: Duomo, Museumsinsel... e ciao!

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