Barcellona: il fantastico mondo di Antonio Gaudì

Mercoledì 6 aprile 2011.

Oggi vado alla scoperta del modernismo di Antonio Gaudì, e non solo, partendo dalla Sagrada Familia, poi giù lungo Passeig de Gràcia fino a Casa Batlló. Non so se e dove entrerò, dipende dalla fila che trovo per i biglietti, non mi va di comprarli online perché bisogna scegliere una fascia di orario. Poi andrò a visitare il Parc Güell e penso che la giornata sia già abbastanza piena così. Prima però devo assolutamente trovare una crema solare: ho la faccia in fiamme e anche oggi la giornata dovrebbe essere limpida e calda. Devo assolutamente ricredermi: ero partito molto, veramente molto prevenuto verso queste opere e questa corrente artistica. Invece, non so perché, in questa città trovano un senso e una collocazione veramente azzeccati. Credo fermamente che Antonio Gaudì si facesse di brutto per partorire simili fantasie[1], una mente in condizioni normali non credo arriverebbe a tanto! L’effetto è comunque strabiliante.
 

Sagrada Familia

 

sagrada-familia-finishArrivo davanti alla Sagrada Familia un quarto d’ora prima dell’apertura delle biglietterie: c’è poca gente in fila. Tre operai stanno lavorando all’interno del cantiere. Questa basilica, già consacrata dal Papa nel 2010 nonostante non sia ancora ultimata, ha visto la posa della prima pietra nel lontano 1882: 129 anni fa! Si prevede di ultimarla nel 2026, tra 15 anni. La domanda sorge spontanea: perché così tanto tempo? Mi piacerebbe sapere la risposta. Se per il Burj Khalifa a Dubai, il grattacielo più alto del mondo con i suoi 828 metri, sono bastati 5 anni di lavori, perché ne servono altri 15 per finire questa chiesa, specie con le moderne tecniche costruttive? Mistero[2]. Un’altra domanda mi ronza in testa: quanto è rimasto ancora del progetto originale di Gaudì e quanto invece è frutto di deduzioni o elaborazioni magari ricavate da schizzi lasciati dal maestro? Dubito che nel 1926, quando finì spiaccicato sotto un tram e ci lasciò le penne, Gaudì avesse finito il progetto esecutivo nei dettagli, specie sapendo quanto fosse volubile[3]. Lasciando da parte queste considerazioni, l’opera è davvero monumentale e impressionante. Ad oggi sono state ultimate due facciate e otto torri. Il progetto definitivo prevede la realizzazione 18 torri: 12 rappresentanti gli apostoli, 4 gli evangelisti, 1 la Madonna e 1 Gesù Cristo, in ordine crescente di altezza. Le facciate saranno alla fine tre. L’opera di Gaudì non può essere compresa se non si tiene in considerazione la sua profonda fede cristiana e il fatto che vivesse il suo lavoro come una missione. Sposò la causa francescana e visse in estrema povertà, tanto da essere riconosciuto solo tre giorni dopo la morte in quanto scambiato per un barbone. Mi sembra ci sia in corso anche una causa di beatificazione per l’architetto. Io comunque rimango sempre perplesso di fronte a simili forme di estremismo e fanatismo e faccio fatica a credere alla loro genuinità.

La facciata della Natività, a nord-est, è l’unica che è stata realizzata quando Gaudì era ancora in vita. E’ estremamente articolata ed ha un aspetto quasi barocco. Sono rappresentate scene della vita terrena di Gesù. I gruppi scultorei sono inseriti in cavità simili a grotte con stalattiti che pendono ovunque e con delicati ricami che culminano in un bellissimo albero dal quale si levano bianche colombe svolazzanti in maiolica.

sagrada-252Bfamilia-252B1 sagrada-familia-2L’opposta facciata della Passione, a sud-ovest, al contrario è estremamente scarna ed essenziale: le figure sono scheletriche e stilizzate. Viene raccontata una sorta di Via Crucis tridimensionale della passione di Cristo. E’ evidente che la mano che ha progettato questa facciata è diversa da quella di Gaudì, anche se vi sono elementi che richiamano altre opere dell’architetto catalano, come ad esempio gli elmi dei soldati che ricordano i camini di Casa Milà. Personalmente non riesco ad apprezzare questa diversità di stile, o meglio, mi piacciono entrambi ma non sulla stessa opera.

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L’interno è spettacolare. Sono convintissimo che la chiesa nella quale sono entrato nel dicembre 1971, senza soffitto, con in pavimento bagnato dalla pioggia e con la vista di bellissimo cielo stellato, fosse questa ma non ho avuto conferme da chi era con me in quell’occasione. Una selva di colonne inclinate scanalate, che in alto si ramificano proprio come alberi, accompagna lo sguardo verso il soffitto che sembra composto da strani elementi floreali. Si notano in sacco di finestre, che non si vedono dall’esterno, che rendono l’ambiente estremamente luminoso. Molto belle sono le vetrate inferiori colorate, neogotiche, con disegni astratti. Ci sono elementi che sinceramente mi fanno ridere: i quattro medaglioni colorati, sulle colonne centrali del transetto, che rappresentano i quattro evangelisti mi sembrano insegne da bar al neon; il ciborio a forma di paracadute con Gesù Cristo con le ginocchia piegate in posizione di atterraggio poi…

sagrada-familia-4 sagrada-familia-5 sagrada-familia-9Salgo con l’ascensore in cima ad una torre sul lato della Natività. Per quanto regolamentino il numero dei visitatori, bastano poche persone per creare ressa. Le scalette in pietra, che permettono di scendere fino a terra, sono strettissime e seguono l’andamento a spirale delle aperture che si vedono all’esterno: non c’è verso di riuscire a passare in due. La giornata è molto limpida e si vede benissimo il mare e il Montjuïc dove spicca la bianca Torre di Calatrava. Le impalcature sono ovunque. Prima di arrivare a Barcellona ero un po’ infastidito dalla visione delle gru nelle foto: adesso che sono qui, invece, ho l’impressione che questo elemento di disturbo dia il senso di un organismo vivo e ancora in crescita. Mi piace.

sagrada-familia-6 sagrada-familia-7 sagrada-familia-8Update:

 [1] Da ricerche fatte sul web, quindi da prendere con le pinze, sembra che il nostro caro e devoto architetto di facesse di brutto di funghi allucinogeni, in particolare amanita muscaria, per prendere ispirazione per le sue opere. Scusate il tono ironico ma vedo questa cosa un po’ in contrasto con la sua profonda fede cristiana e penso possa essere in parte la causa del suo esasperato, quasi delirante, fanatismo religioso!
[2] La lentezza con cui procedono i lavori sembra sia dovuta solo a motivi di ordine economico in quanto pare che gli unici finanziamenti provengono dalle offerte. Considerando che viene visitata da circa 2 milioni di persone all’anno e che il biglietto d’ingresso costa 15 euro (compreso l’ascensore), se destinassero anche una parte di questa quota per i lavori, i tempi sarebbero sicuramente molto più brevi. Personalmente, ho visto (e fotografato) solo sei manovali in tutto il cantiere.
[3] Ho appurato (fonte Wikipedia) che il progetto prosegue sulla base della ricostruzione dei progetti originali andati perduti durante un incendio avvenuto nel 1936 durante la Guerra Civile.

 

Casa Milà – La Pedrera

casa-mil-25C3-25A0-pedrera-1Arrivo a Passeig de Gràcia in pochi minuti grazie alla metro: nei corridoi sotterranei si possono fare anche chilometri per raggiungere un’altra linea di coincidenza o l’uscita, su e giù per le scale. Qui, alla fermata di Diagonal, ci sono lunghi tapis roulant che ti evitano la fatica di camminare. Passeig de Gràcia è strapiena di gente soprattutto turisti e scolaresche. Non occorre neanche cercare il numero civico per trovare la casa, basta guardare dove c’è un assembramento di gente… e poi non si può dire che non salti subito all’occhio! Casa Milà, dal nome del proprietario che la commissionò, chiamata anche La Pedrera, cava di pietra, è un edificio angolare completamente rivestito da blocchi di pietra sagomati. Non esiste una linea retta, tutta la casa, compresi gli interni e i cortili centrali, si muove su morbide linee curve: secondo Gaudì infatti “la linea retta è la linea degli uomini, quella curva la linea di Dio”. La Pedrera doveva essere, secondo il progetto originale, il basamento dove posizionare una grande statua della Madonna: sembra che il signor Milà non fosse della stessa idea. Molto belle sono le ringhiere in ferro battuto contorto. Sul tetto, una delle poche parti visitabili, i camini hanno la sagoma di strane creature fantastiche simili a guerrieri con elmo: sembra che George Lucas abbia preso ispirazione da questi elementi per realizzare le sue truppe di soldati in Star Wars. Alla fine decido di non entrare.
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Casa Batllò

E’ decisamente la mia preferita! Qui Guadì ha dato sfogo a tutta la sua creatività. Casacasa-batll-25C3-25B2-1 Amatller, che le sta proprio a fianco, quasi scompare nonostante sia molto particolare ed originale. Casa Batllò non è una costruzione ex novo ma bensì di una ristrutturazione di una edifico già esistente: Gaudì ha completamente rifatto sia l’esterno che interno, mantenendo solo la aperture delle finestre in posizione originale, aggiungendo anche due piani. La facciata è interamente ricoperta da frammenti di vetro e ceramica irregolari che danno l’impressione di un rampicante fiorito. I balconi sembrano teschi minacciosi (c’è chi parla di maschere veneziane), il finestrone al piano nobile sembra sorretto da colonne fatte da ossa lunghe. Il meglio di sé però lo dà nella progettazione del tetto che sembra un dorso di drago ricoperto di squame, sormontato da una spina dorsale formata da elementi sferici in ceramica. In tutte le opere di Gaudì si è sempre cercata una simbologia nascosta: in questo caso, sembra che l’architetto abbia voluto mettere in scena la lotta di San Giorgio contro il drago e il camino con la croce a quattro braccia dovrebbe rappresentare la lancia che lo ha trafitto. E’ indubbio che il signor Josep Batllò, che ha assunto Gaudì per ristrutturare la sua casa, fosse una persona estremamente audace e coraggiosa: stiamo parlando del 1904!

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 A questo punto, posso dire che i funghi allucinogeni facevano effetto!

 Stasera con il buio voglio tornare a rivederle illuminate.

Parc Güell è saltato: ero tornato in camera per riposarmi un po’ e ho dormito 3 ore filate! Sono stato svegliato da un’impiegata che è entrata in camera per lasciarmi un cartoncino con i ringraziamenti dell’hotel e le regole del check out: non avevo messo sulla maniglia il talloncino con su scritto No Molestar.  Visto che domani ho l’aereo alle 20:30, ho tutto il tempo per recuperare Parc Güell anche se avevo fatto altri programmi. Sono uscito a mangiare qualche tapas: calamari fritti, polpette di formaggio e carciofi. Ho poi raggiunto di nuovo Casa Batllò che di notte è ancora più suggestiva. Si notano dettagli che di giorno sfuggono: le squame del drago che sono sfumate dall’azzurro al marrone, dischi a rilievo in ceramica su tutta la parete, vetrate colorate con all’interno stanze con il soffitto a spirale, la base dei poggioli a forma di conchiglia. L’impressione che mi dà, di notte, è quella di un ambiente marino: i dischi in ceramica sembrano bolle che salgono dal fondo, i balconi invece sono musi di squalo (altro che maschere veneziane!), il tetto le squame di un pesce. Al nostro amico non mancavano certo la fantasia e buoni finanziatori per realizzare le sue stranezze.

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Barcellona: Rambla, Barrio Gótico, Montjuïc
Barcellona: Parc Güell, Parc de la Ciutadella

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