Bangkok: Palazzo Reale e Tempio del Buddha Sdraiato

Martedì 24 gennaio 2006.

BangkokComincia la prima vera giornata a Bangkok, o meglio a Krungthep Maha NakhonAmon Rattanakosin Mahinthara Yutthaya Maha Dilok Phop Noppharat Ratchathani Burirom Udom Ratchaniwet Maha Sathan Amon PhimanAwatan Sathit Sakka Thattiya Witsanu KamPrasit (qui la pronuncia) che è il vero nome della città usato nelle cerimonie ufficiali, uno scioglilingua di 169 lettere che tradotto letteralmente significa “La città degli angeli, la grande città, l’eterna città gioiello, l’inespugnabile città del dio Indra, la grandiosa capitale del mondo dotata di nove gemme preziose, la città felice, che abbonda in un enorme palazzo reale, che è simile alla dimora celeste dove regna il Dio reincarnato, una città data da Indra e costruita da Vishnukarn” scritta in thai กรุงเทพมหานคร อมรรัตนโกสินทร์ มหินทรายุธยามหาดิลกภพ นพรัตน์ราชธานี บุรีรมย์อุดมราชนิเวศน์มหาสถาน อมรพิมานอวตารสถิต สักกะทัตติยะวิษณุกรรมประสิทธิ์ : poetico, vero?

Pitaya-Dragon-FruitCominciamo la giornata con la miglior colazione mai fatta all’estero: la sala è molto bella e sembra di essere in una veranda con tovaglie e cuscini in tema floreale. Il buffet è ricchissimo e l’angolo omelette affollato. Ci sono un sacco di cinesi, probabilmente i nuovi milionari che stanno cominciando a invadere le località turistiche del mondo intero. C’è un banco con un sacco di frutta, intagliata da farla sembrare bouquet di fiori. Scelgo un frutto dalla polpa bianca con una miriade di semini scuri che all’esterno sembra quasi un carciofo rosa, mai visto prima: scoprirò in seguito essere la pitaya, meglio conosciuta come dragon fruit.

bangkok-dragonPartiamo per il tour. La guida thai è molto professionale e parla un italiano perfetto. La città è decisamente moderna e conferma la mia prima impressione. Per la strada ogni tanto compare qualche simbolo tipicamente orientale: enormi dragoni in carta colorata probabilmente preparati per qualche festa, guglie di templi buddhisti soffocate dai condomini. Per la strada tante palme con i tronchi ricoperti da piante di orchidee che vegetano, grazie alle loro radici aeree, semplicemente appoggiate ad essi e trattenute da una retina invisibile. Il traffico è davvero notevole, imperano le auto giapponesi.

Bangkok-Wat-Traimit-Golden-BuddhaLa prima tappa è Wat Traimit, il tempio dove è custodito il Buddha d’oro. La costruzione specie all’interno è piuttosto modesta. E’ la più grande statua di Buddha in oro massiccio al mondo: 3 metri di altezza per 5.5 tonnellate! Bizzarra è la storia di questa statua: la scoperta che fosse d’oro massiccio venne fatta accidentalmente. Attorno al 1950, durante dei lavori di trasloco, si ruppe un cavo della gru che la trasportava. La caduta provocò la rottura dello strato di stucco con la quale era stata ricoperta più di 200 anni prima per sottrarla al saccheggio dei birmani. Il tempio è pieno di fedeli che accendono bastoncini di incenso e offrono doni votivi e fiori di loto.
All’uscita troviamo già le pin e i piattini in ceramica con le nostre immagini scattate a nostra insaputa pochi minuti prima: i miracoli della tecnologia!

Il piatto forte del tour è il Grande Palazzo Reale fatto costruire alla fine del ‘700 dal re Rama I sulle rive del Chao Phraya, il fiume che attraversa Bangkok: è la residenza ufficiale della famiglia reale, anche se in realtà viene utilizzato solo per cerimonie pubbliche. E’ circondato da una cinta muraria. La zona più interessante è quella dei templi, alla quale si accede attraverso un viale dove fanno bella vista di sé le guardie reali.

Dopo aver passato una zona con edifici tipicamente europei (notare le impalcature in bambù!), attraversato un portale, si entra in un mondo fantastico, nel senso che sembra uscito da una fiaba. Tra statue di enormi demoni guerrieri e di creature antropomorfe, si ergono edifici decorati, templi, stupa. Tutto il complesso va sotto il nome di Wat Phra Kaew, il Tempio del Buddha di Smeraldo.

L’edificio più appariscente è il Phra Si Rattana Chedi, un enorme stupa interamente ricoperto di tessere di mosaico d’oro, provenienti dall’Italia, imitazione perfetta di quelli presenti ad Ayutthaya, la vecchia capitale.

Tutto questo ruota attorno all’edificio principale, il Phra Ubosot, il tempio principale del buddhismo thailandese, il San Pietro per i cattolici, all’interno del quale è custodito il Buddha di Smeraldo, il Buddha patrono della Thailandia, un po’ come San Francesco in Italia. Ciò che mi stupisce veramente sono i dettagli delle decorazioni: è interamente ricoperto con tessere di mosaico colorare iridescenti, cornici dorate intarsiate, piccole statue, una meraviglia… kitsch! Il Buddha di Smeraldo, fatto in realtà di giada, è una statuetta di 45 centimetri con un vestitino d’oro che viene cambiato, in autunno, estate ed inverno, dal re in persona. Attualmente indossa il capo invernale.

Ultima tappa del tour odierno è il Wat Pho, non lontano dal Grande Palazzo. E’ la sede della più antica scuola di medicina tradizionale e massaggio terapeutico thailandese. L’attrazione principale è la Statua del Buddha Sdraiato o Disteso nel momento del passaggio al Nirvana. E’ lunga 45 metri e alta 15 ed è costruita con mattoni e gesso e ricoperta da una lamina d’oro. La pianta dei piedi è in madreperla, intarsiata con i 108 simboli del buon auspicio buddhista. La statua è così grande che l’edificio che la contiene è stato costruito dopo il posizionamento del Buddha (certo che potevano farlo un po’ più grande visto che la statua è quasi a ridosso delle pareti!).

Torniamo in hotel, ci riposiamo un po’. Poi un giretto nelle strade vicine e di nuovo a Patpong. Il programma della serata prevede di visitare il Flower Market che dicono sia spettacolare soprattutto di notte quando iniziano ad allestire i banchi. Saliamo su un taxi e l’autista finge di fare il tonto e di non capire, anche davanti ad una mappa turistica con tanto di disegnino: evidentemente non ha voglia di starsene mezz’ora in mezzo al traffico che a quest’ora è notevole, non lo considererà conveniente. Rinunciamo… amen.

Bangkok: arrivo, prime impressioni e Patpong
Bangkok: mercato galleggiante di Damnoen Saduak

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