Aran Islands: natura, cultura, storia… e fatica!

Venerdì 22 agosto 2008 – Aran Islands.

Devo ammetterlo: prima di preparare questo viaggio, pensavo che le Aran Islands fossero solo due parole in un verso de Il cielo d’Irlanda di Fiorella Mannoia. Per me potevano essere anche un nome di fantasia, tipo l’isola che non c’è. E invece sono una splendida realtà.

Da Galway raggiungiamo con l’auto (sono solo 50 Km) il porto di Rossaveal da dove partono i traghetti per le Aran Islands. Prendiamo il biglietto per Inishmore (o, in gaelico, Inis Mór), la più grande e turisticamente frequentata delle tre isole principali dell’arcipelago. Le altre due, Inishmaan (o Inis Meáin) e Inisheer (o Inis Oírr), mantengono la genuinità e le tradizioni incontaminate proprio grazie alla scarsa affluenza turistica. Con il biglietto del ferry, ci consegnano un flyer con segnati i vari percorsi possibili nell’isola, i punti di interesse storico-naturalistici e gli immancabili negozi per l’acquisto di souvenir.

Aran Islands - Inishmore MappaArriviamo a Inishmore in circa 30 minuti. L’isola può essere visitata a piedi (se hai una settimana di tempo!), in bici o in calesse. Per i pigri o gli anziani ci sono anche minibus che toccato i punti turistici principali. Noi scegliamo la bici che noleggiamo a pochi passi dal molo per 10 euro. Scegliamo di seguire un percorso di circa 17 chilometri che, in parte in bici e in parte a piedi, ci porterà fino a Dún Aonghasa, la più famosa fortezza preistorica delle Aran Islands, posizionata su una scogliera a strapiombo sul mare alta circa 100 metri.

La strada, all’andata, percorre la parte centrale dell’isola. Ai lati del nastro di asfalto, i campi sono recintati da perfetti muri a secco che dividono la distesa verde in una scacchiera irregolare. Questi muri probabilmente permettono alle coltivazioni di resistere alle sferzate del vento che da queste parti deve essere notevole. In questi appezzamenti mandrie di vacche pascolano beatamente brucando l’erba.

Nonostante la salita sia dolce, io comincio ben presto ad arrancare e sono costretto a salire a piedi con la bici al traino: non pensavo che l’età e le sigarette mi avessero già ridotto ad un catorcio simile. Fortunatamente le discese mi permettono di riprendere fiato.

Le rovine di numerose chiese, cimiteri e fortificazioni si raggiungono a piedi, lasciando la strada principale. Il clou è comunque il Dún Aonghasa, un sito archeologico addirittura antecedente al I millennio a.C., caratterizzato da acuminati spuntoni di pietra usati come deterrente per le invasioni nemiche. Il panorama da quassù è strepitoso: le scogliere scendono verticalmente fino all’oceano per 100 metri. Ho davvero le vertigini. Starsene sdraiati a pancia in giù sul bordo del precipizio mette i brividi: le onde si infrangono rumorosamente sugli scogli che emergono dall’acqua. Tra i tanti turisti presenti, incontriamo una famiglia svizzera che avevamo conosciuto lo scorso anno in Russia a San Pietroburgo: ci fossimo dati appuntamento in qualsiasi altra parte del mondo, non ci saremmo trovati!

Il ritorno verso il porto è decisamente più facile e divertente. La strada, per lunghi tratti, costeggia il mare nella parte settentrionale dell’isola. Si incontrano parecchie baie, alcune sabbiose, altre rocciose. In una di queste, un branco di foche si riposa sugli scogli. Ci spingiamo fino alla parte più orientale di Inishmore dove si trova una larga spiaggia di sabbia bianchissima. Siamo il largo anticipo rispetto all’ora fissata per il ritorno che fortunatamente riusciamo ad anticipare. Nell’attesa, visitiamo un negozio dove vendono gli splendidi maglioni con lavorazione a disegni geometrici (sweater) tipici delle Aran Islands, fatti di lana grezza, perlopiù bianca: peccato che a me venga il prurito solo a guardarli!

E’ stata una giornata strepitosa. Il tempo è stato clemente e ci ha regalato grandi squarci azzurri, specie nel pomeriggio. Torniamo a Galway per l’ultima sera: domani ci spostiamo verso sud, nella Contea del Kerry.

 

Tour del Connemara e ritorno a Galway
Russia

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